Non è raro che, a fronte della produzione in giudizio di un documento, ne venga contestata la sottoscrizione, dando così ingresso al procedimento di verificazione della scrittura privata. Più difficile è incorrere nella proposizione in via principale (vale a dire con un'azione a sé) dell'istanza di verificazione di scrittura privata.

Con la sentenza n. 11504/2017 pubblicata il 10 maggio 2017, la Suprema Corte di Cassazione sembra voler superare il precedente orientamento, cristallizzatosi in quasi ventisette anni di pronunce, che individuava nel “tenore di vita goduto in costanza di matrimonio” il parametro per accertare la sussistenza o meno del diritto ad ottenere l'assegno divorzile; ciò in favore del criterio della “indipendenza ed autosufficienza economica” del richiedente.

L'asserzione (vale a dire la deduzione in giudizio) dei fatti sui quali si basano le pretese e le eccezioni delle parti, deve trovare esplicitazione nel primo atto difensivo (atto di citazione o comparsa di risposta) o al più tardi – per quanto concerne il rito ordinario avanti il Tribunale – nella prima memoria ex art. 183, sesto comma, c.p.c., deputata alla precisazione ed integrazione delle domande. All'espletamento dell'attività asseverativa (diretta ad indicare i mezzi di prova relativi a quanto oggetto di asserzione) è invece riservata la seconda memoria e, nei limiti della prova contraria, la terza memoria previste dalla norma in argomento.

E' questo il principio sancito dalla sentenza n. 2263 del Tribunale di Bergamo depositata il 18 dicembre 2015 in esito ad un processo avente ad oggetto un grave incidente stradale, che ha visto coinvolti un autoveicolo ed un ciclomotore, sul quale viaggiavano due ragazzi, scontratisi frontalmente. A causa dell'urto entrambi i ragazzi che viaggiavano sul ciclomotore decedevano; non vi erano elementi per risalire a quale dei due fosse alla guida del motorino.

Le sentenze di separazione personale dei coniugi o di divorzio contengono spesso, tra gli altri, provvedimenti a contenuto patrimoniale; si tratta di obbligazioni future a carattere periodico, consistenti nell'obbligo di corresponsione di un assegno di mantenimento o divorzile, a carico di uno dei coniugi a favore dell'altro coniuge o a favore dei figli. La violazione di tale obbligo può trovare tutela sia attraverso le disposizioni generali in materia di esecuzione forzata, ma anche attraverso i rimedi specifici dettati dall'art. 156, comma VI, cod. civ. in caso di separazione, e dall'art. 8 L. n. 898/1970 e successi modifiche, in caso di divorzio.
La Corte di Cassazione è intervenuta nuovamente sulle azioni esperibili da colui che si è impegnato ad acquistare un immobile rivelatosi affetto da vizi e da difetti.