L'asserzione (vale a dire la deduzione in giudizio) dei fatti sui quali si basano le pretese e le eccezioni delle parti, deve trovare esplicitazione nel primo atto difensivo (atto di citazione o comparsa di risposta) o al più tardi – per quanto concerne il rito ordinario avanti il Tribunale – nella prima memoria ex art. 183, sesto comma, c.p.c., deputata alla precisazione ed integrazione delle domande. All'espletamento dell'attività asseverativa (diretta ad indicare i mezzi di prova relativi a quanto oggetto di asserzione) è invece riservata la seconda memoria e, nei limiti della prova contraria, la terza memoria previste dalla norma in argomento.

E' questo il principio sancito dalla sentenza n. 2263 del Tribunale di Bergamo depositata il 18 dicembre 2015 in esito ad un processo avente ad oggetto un grave incidente stradale, che ha visto coinvolti un autoveicolo ed un ciclomotore, sul quale viaggiavano due ragazzi, scontratisi frontalmente. A causa dell'urto entrambi i ragazzi che viaggiavano sul ciclomotore decedevano; non vi erano elementi per risalire a quale dei due fosse alla guida del motorino.

Le sentenze di separazione personale dei coniugi o di divorzio contengono spesso, tra gli altri, provvedimenti a contenuto patrimoniale; si tratta di obbligazioni future a carattere periodico, consistenti nell'obbligo di corresponsione di un assegno di mantenimento o divorzile, a carico di uno dei coniugi a favore dell'altro coniuge o a favore dei figli. La violazione di tale obbligo può trovare tutela sia attraverso le disposizioni generali in materia di esecuzione forzata, ma anche attraverso i rimedi specifici dettati dall'art. 156, comma VI, cod. civ. in caso di separazione, e dall'art. 8 L. n. 898/1970 e successi modifiche, in caso di divorzio.
La Corte di Cassazione è intervenuta nuovamente sulle azioni esperibili da colui che si è impegnato ad acquistare un immobile rivelatosi affetto da vizi e da difetti.

La Protezione Umanitaria riconosciuta dal paese che accoglie la persona straniera e che si traduce nel rilascio di un permesso di soggiorno sul territorio nazionale è conseguenza della condizione di estrema “vulnerabilità” in cui si troverebbe il richiedente in caso di rimpatrio.

La formulazione letterale dell'art. 2935 cod. civ. - che fa specifico riferimento al fatto che i soci o i terzi siano "direttamente danneggiati" dagli atti dolosi o colposi degli amministratori - impone una riflessione che parrebbe escludere l'esperibilità di una tale azione nel caso in cui il danno lamentato costituisca un mero riflesso dello stato di decozione in cui versa la società amministrata e poi assoggettata a pocedura concorsuale.