La tematica è di sicuro interesse se si considera che l'espropriazione presso terzi è forse il mezzo più utilizzato per il recupero coattivo di un credito, ritenuto il più idoneo a soddisfare le proprie ragioni.

La questione relativa ai criteri da adottare in sede di liquidazione del danno iure hereditatis è sempre di grande attualità e sempre in bilico tra le sollecitazioni volte ad assicurare risarcimenti pregni di finalità in senso lato sanzionatorie ed il timore di incorrere in una duplicazione delle voci del danno risarcibile.

Gli stranieri che annoverano nel proprio albero genealogico un avo italiano hanno diritto di far accertare il loro status di cittadini italiani iure sanguinis, anche quando si sia frapposto nella linea di discendenza, tra loro e l’avo italiano, un soggetto di sesso femminile nato prima dell’entrata in vigore della Costituzione italiana.

Nel nostro ordinamento giuridico si è sempre affermato che il risarcimento del danno non aveva alcuna funzione punitiva (al contrario di quanto accadeva, per esempio, in altri sistemi, vedi gli Stati Uniti d’America), ma solo reintegratoria, per così dire ripristinatoria, compensativa.

Una recente sentenza (Sent. n. 1078/17; Giudice Dott.ssa Dimatteo) del Tribunale di Bergamo ha ribadito l'esclusione dell'operatività della clausola arbitrale contenuta in un contratto d'appalto nell'ipotesi in cui venga invocata la responsabilità del costruttore per i gravi vizi e difetti che affliggono l'immobile costruito, responsabilità che, come noto, trova disciplina nell'art. 1669 cod. civ..

Non è raro che, a fronte della produzione in giudizio di un documento, ne venga contestata la sottoscrizione, dando così ingresso al procedimento di verificazione della scrittura privata. Più difficile è incorrere nella proposizione in via principale (vale a dire con un'azione a sé) dell'istanza di verificazione di scrittura privata.